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Il Belgio finisce in dieci e pareggia 0-0 con l’Iran a Los Angeles

L’inizio della missione Mondiale degli “Diavoli Rossi” ha lasciato l’amaro in bocca: il Belgio ha steccato alla sua prima uscita nel Girone F dei Campionati Mondiali 2026, pareggiando zero a zero contro l’Iran all’SoFi Stadium di Inglewood, Los Angeles, con l’aggravante di aver chiuso la sfida in dieci uomini per l’espulsione di Jeremy Doku al minuto 73.

La Gazzetta dello Sport ha definito la prestazione belga “un punto interrogativo enorme” in vista delle prossime sfide. L’espulsione di Doku, attaccante del PSG e nazionale belga, ha cambiato le dinamiche di una partita che fino a quel momento aveva visto i ragazzi di Domenico Tedesco controllare il possesso palla senza però creare occasioni realmente pericolose.

L’Italia del calcio, dal canto suo, osserva con particolare interesse le sorti di questa selezione belga. Tra le file dell’Iran, brilla la stella di Sardar Azmoun, ex attaccante del Feyenoord e della Serie A con la maglia del Sassuolo, che ha disputato tre stagioni nel campionato italiano tra il 2019 e il 2022, collezionando 63 presenze e 19 gol. La sua esperienza nel calcio italiano aggiunge un ulteriore elemento di interesse per i tifosi transalpini che seguono la kermesse iridata attraverso le pagine del Corriere dello Sport.

I numeri raccontano una storia di dominio sterile. Il Belgio ha terminato la partita con il 68% di possesso palla,不失 521 passaggi completati e 14 tiri totali, ma soltanto tre in porta. L’Iran, reduce da un periodo turbolento che aveva visto la federazione iraniana attraversare una crisi tecnica e societaria nelle settimane precedenti al torneo, ha saputo resistere con organizzazione difensiva e contropiede veloce.

Il pareggio rappresenta un risultato prezioso per la selezione allenata da Amir Galeno, che arriva a Los Angeles dopo le difficoltà riscontrate nelle qualificazioni asiatiche. L’SoFi Stadium, tempio del football americano che ospiterà anche alcune partite della fase a eliminazione diretta del 2026, ha registrato un’ottima cornice di pubblico con oltre 65.000 spettatori, dimostrando ancora una volta come la California meridionale possa diventare un grande polo di aggregazione per il calcio internazionale.

Il contesto storico pesa come un macigno sulle ambizioni belghe. La generazione d’oro che aveva sfiorato il trionfo mondiale nel 2018, quando la selezione di Roberto Martínez raggiunse il terzo posto in Russia perdendo la semifinale contro la Francia, si sta lentamente dissolvendo. Kevin De Bruyne, captain e motore del centrocampo, ha compiuto 33 anni e mostra segni di affaticamento fisico che preoccupano lo staff tecnico. Romelu Lukaku, reduce da una stagione travagliata tra infortuni e panchine all’AS Roma, è entrato in campo nella ripresa senza però incidere significativamente.

Per l’Italia, assente dalla competizione iridata per la seconda volta consecutiva dopo il tragico fallimento nelle qualificazioni 2018, restare a guardare questo Belgio in difficoltà rappresenta un esercizio di dolorosa ironia. Gli Azzurri, campioni del mondo nel 2006, dovranno seguire il torneo da casa mentre formazioni del calibro del Belgio faticano a trovare la propria identità.

La sfida del gruppo F proseguirà con altre partite che definiranno le gerarchie del raggruppamento. Il Belgio dovrà assolutamente invertire la tendenza nelle prossime uscite, recuperare energie mentali e fisiche, e trovare quella concretezza sotto porta che è mancata drammaticamente nella notte californiana. L’espulsione di Doku complica ulteriormente i piani di Tedesco, che contro l’Iran ha visto il proprio undici iniziale costretto a riorganizzarsi con oltre mezz’ora di anticipo.

Los Angeles, città che nel 1994 aveva già ospitato partite del Mondiale americano, si conferma palcoscenico di alto livello per il calcio globale. L’organizzazione dell’edizione allargata a 48 squadre procede senza intoppi significativi, e le infrastrutture della metropoli californiana offrono un ambiente ideale per atleti e spettatori.

Per l’Iran, questo pareggio rappresenta un punto di svolta psicologica. Dopo le tensioni geopolitiche che hanno accompagnato la preparazione della squadra, strappare un punto a una formazione del calibro del Belgio con un uomo in meno offre linfa vitale e motivazioni rinnovate in vista delle sfide successive. Per il Belgio, invece, il cammino verso gli ottavi si è fatto improvvisamente in salita, e ogni passo falso nelle prossime settimane potrebbe risultare fatale per le ambizioni di una generazione che rischia di chiudersi senza aver mai conquistato il titolo che avrebbe coronato un decennio di dominio calcistico.