Leandro Trossard sta vivendo una delle fasi più brillanti della sua carriera internazionale con il Belgio, mentre Mikel Merino fatica a trovare il proprio spazio nella Spagna di Luis Enrique. Due percorsi opposti che raccontano quanto possa essere imprevedibile il football quando si passa dai palcoscenici della Premier League a quelli delle qualificazioni mondiali.
L’attaccante dei Gunners ha risposto presente nella doppia finestra di qualificazione ai Mondiali 2026, siglando reti decisive che hanno permesso al Belgio di consolidare la propria posizione nel girone. Trossard, arrivato all’Arsenal nell’inverno del 2023 per circa 21 milioni di sterline, ha trovato la sua dimensione nel 4-3-3 di Mikel Arteta, collezionando 12 gol in tutte le competizioni nella scorsa stagione. La sua capacità di muoversi tra le linee e di sfruttare gli spazi verticali si è trasferita perfettamente sulla scena internazionale, dove il ct Domenico Tedesco lo utilizza come terminale offensivo di riferimento.
Il rendimento di Trossard con la magica dei Diavoli Rossi parla chiaro: 14 reti in 36 presenze, una media che lo posiziona tra i migliori marcatori belgi dell’ultimo decennio. La Gazzetta dello Sport lo ha definito “un calciatore che ha trovato maturità e continuità”, evidenziando come l’esperienza in Premier League gli abbia conferito quella mentalità vincente tanto cara al football italiano.
Discorso diametralmente opposto per Merino, il cui passaggio all’Arsenal nell’estate 2024 per circa 32 milioni di sterline rappresentava uno degli acquisti più promettenti della campagna acquisti dei Gunners. Il centrocampista spagnolo, however, non è riuscito a replicare in nazionale la solidità mostrata a nord di Londra. Le sue prestazioni con la Spagna hanno evidenziato difficoltà nell’adattamento al sistema di gioco iberico, con appena tre presenze nelle ultime sei partite di qualificazione.
Il Corriere dello Sport ha sottolineato come Merino rappresenti “un caso emblematico di calciatore che fatica a riconquistare la fiducia dei selezionatori”, un tema ricorrente che accomuna diversi interpreti della Liga alle prese con la pressione dei stage nazionali. La Spagna, campione d’Europa in carica, dispone di un centrocampo di assoluto livello con Pedri, Gavi e il ritrovato Rodri Hernandez, rendendo estremamente competitivo il ruolo di Merino nel plotone di Luis Enrique.
Il trend dei pareggi ha caratterizzato l’intera finestra internazionale. Al Santiago Bernabeu, Marc Cucurella, tornato in auge con la maglia del Real Madrid, ha visto la Spagna arrancare in due match complessi contro Svizzera e Serbia, raccogliendo due pareggi che hanno lasciato l’amaro in bocca ai furia rojia. Il terzino sinistro, autore di una stagione straordinaria con i Blancos, non è riuscito a trasferire la medesima sicurezza nel blocco difensivo della nazionale, complice anche un sistema di gioco che non esalta le sue caratteristiche offensive.
Thibaut Courtois, il gigante del Belgio, ha vissuto una parentesi contrastante tra i pali. Mentre il Real Madrid sta dominando la Liga con un ruolino che parla di 14 vittorie in 17 partite, il portiere di Gand ha subito tre gol in due partite contro Austria e Ungheria, pur mantenendo la porta inviolata in un’occasione. La solidità difensiva del Belgio, storicamente punto di forza della selezione, sembra accusare il peso di una generazione in fase di transizione.
Federico Valverde rappresenta forse il caso più interessante dell’intera finestra. Il centrocampista uruguayano, autore di 8 gol in Liga questa stagione, ha visto la Celeste impattare contro Paraguay e Bolivia in due partite dove il suo talento non è bastato a fare la differenza. L’Uruguay di Marcelo Bielsa, reduce da un ciclo mondiale esaltante, fatica a ritrovare la brillantezza che l’aveva contraddistinta, e Valverde sembra accusare il peso di un turn over che lo ha visto alternarsi tra ruolo di mezzala e posizione più avanzata.
La prevalenza di pareggi, 11 su 24 match disputati nel turno di qualificazione, racconta di un equilibrio impressionante nel football continentale. Secondo i dati raccolti da Opta, la media gol delle qualificazioni europee si attesta a 2.3 reti a partita, in calo rispetto alle edizioni precedenti, sintomo di un’apparato difensivo sempre più organizzato e di strategie che privilegiano la solidità al rischio.
Guardando al futuro, le qualificazioni per il Mondiale del 2026 promettono sviluppi avvincenti. Trossard avrà l’opportunità di guidare il Belgio verso un torneo che potrebbe rappresentare l’ultima grande occasione per la generazione d’oro di De Bruyne e Lukaku. Merino, dal canto suo, dovrà dimostrare di meritare una chiamata per il Mondiale, consapevole che la Spagna dispone di alternative di primissimo livello.
L’Arsenal di Arteta osserva con attenzione i propri giocatori, consapevole che il periodo di sosta ha regalato stimoli differenti ai suoi interpreti. I Gunners, secondi in Premier League a tre lunghezze dal Liverpool, dipendono dalla condizione fisica e mentale dei propri elementi chiave in vista della volata scudetto. E mentre la Gazzetta analizza con interesse le fortune dei calciatori di Premier schierati in nazionale, il mondo del football attende di scoprire chi trionferà in una qualificazione che si preannuncia la più equilibrata della storia recente.