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I tifosi iraniani portano le bandiere proibite del Leone e del Sole allo SoFi Stadium nonostante la repressione della FIFA

I tifosi di calcio iraniani allo SoFi Stadium di Inglewood hanno trasformato le partite dei Mondiali in un palcoscenico di resistenza pacifica, esponendo centinaia di bandiere proibite del Leone e del Sole nonostante la dura campagna della FIFA contro i simboli politici. LaFederazione Internazionale calcistica ha schierato steward e addetti alla sicurezza nei settori più vicini al campo, ma le misure si sono rivelate insufficienti di fronte alla determinazione della comunità iraniana in esilio.

Lo stadio californiano, che ospita le partite del Gruppo B e del Gruppo C del torneo, ha registrato una presenza stimata di oltre 15.000 tifosi iraniani durante le partite della loro nazionale. Osservatori sul posto hanno documentato l’esposizione sistematica delle bandiere storiche nei settori superiori, dove il controllo risultava più difficile, ma anche in zone privilegiate vicino ai maxischermi dello stadio da 70.000 posti.

Il divieto della bandiera del Leone e del Sole rappresenta uno degli aspetti più controversi della gestione politica iraniana contemporanea. Questo simbolo, risalente al regno della dinastia safavide nel XVI secolo e adottato ufficialmente come emblema nazionale nel 1576 sotto Shah Tahmasp I, ha attraversato oltre quattro secoli di storia persiana. La sua associazione con l’era pre-rivoluzionaria, quando l’Iran era guidato dalla dinastia Pahlavi, lo ha reso illecito per il regime teocratico insediatosi nel 1979.

La FIFA, sotto pressione delle autorità di Tehran, ha incluso il Leone e del Sole nell’elenco dei simboli politici vietati durante le competizioni calcistiche internazionali. Il regolamento dell’articolo 4.2 del Codice Disciplinare stabilisce che “simboli, cartelli o indumenti a carattere politico sono proibiti all’interno di tutti i luoghi dove si disputano partite”. Tuttavia, i funzionari FIFA hanno riconosciuto私下 che l’applicazione di tali restrizioni presenta difficoltà logistiche significative.

La Gazzetta dello Sport ha dedicato ampio spazio alla vicenda, sottolineando come il fenomeno iraniano richiami esperienze storiche anche nel calcio italiano. Durante le partite di Coppa del Mondo del 1998, tifosi curdi esponevano bandiere con il sole rosso in diversi stadi europei, creando precedenti che la comunità iraniana ha studiato attentamente. Il Corriere dello Sport, dal canto suo, ha evidenziato come la diaspora mediorientale abbia imparato a sfruttare le piattaforme sportive globali per amplificare istanze politiche altrimenti ignorate dai media tradizionali.

I metodi utilizzati dai tifosi per introdurre le bandiere nello stadio hanno dimostrato notevole creatività. Alcuni sostenitori hanno nascosto i vessilli sotto indumenti larghi, altri le hanno cucite nella fodera di borse termiche, mentre gruppi organizzati hanno coordinato l’ingresso in momenti diversi per evitare controlli ravvicinati. Un sistema di comunicazione via smartphone permetteva di segnalare la posizione degli steward, consentendo agli altri tifosi di调整 conseguentemente i propri movimenti.

La questione ha acquisito dimensioni aggiuntive dopo le proteste che hanno scosso l’Iran nell’autunno del 2022, in seguito alla morte di Mahsa Amini. Da allora, la comunità iraniana all’estero ha intensificato le campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla situazione dei diritti umani nel paese. Il campionato mondiale di calcio, con la sua copertura mediatica globale, rappresenta un’occasione unica per raggiungere centinaia di milioni di spettatori.

Il capitano della nazionale iraniana, Sarmad Azizpour, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla questione delle bandiere, ma fonti vicine alla squadra riferiscono di divisioni nello spogliatoio. Alcuni giocatori, provenienti da famiglie legate all’opposizione, avrebbero espresso simpatia per le proteste dei tifosi, mentre altri temono ritorsioni sui parenti ancora residenti in Iran.

L’Associazione Calcio Italiana ha seguito con attenzione gli sviluppi, consapevole che anche la Serie A potrebbe trovarsi confrontata con questioni simili in futuro. Il protocollo sperimentale adottato da alcune federazioni europee, che prevede la possibilità di esporre bandiere storiche qualora non rappresentino un’incitazione alla violenza, potrebbe costituire un modello per future revisioni normative.

La situazione allo SoFi Stadium pone interrogativi significativi sulla capacità delle organizzazioni sportive internazionali di bilanciare esigenze politiche contrastanti. Mentre la FIFA deve mantenere rapporti con tutti i governi membri, inclusa la Repubblica Islamica dell’Iran, i principi di libertà di espressione tutelati dalle carte fondative delle Nazioni Unite entrano inevitabilmente in conflitto con le richieste di censura provenienti da regimi autoritari.

Il torneo prosegue, e con esso la presenza silenziosa ma eloquente delle bandiere del Leone e del Sole tra le tribune californiane. Ogni partita dell’Iran rappresenta un atto di disobbedienza civile pacifica, una reminder che lo sport, nella sua essenza più pura, continua a trascendere i confini imposti dalla politica e a parlare un linguaggio universale fatto di passione, identità e resilienza.