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Crescono le preoccupazioni sulla qualità del manto erboso del MetLife Stadium in vista della finale dei Mondiali 2026

La prospettiva di vedere la finale dei Mondiali 2026 su un campo del New Jersey alimenta un dibattito che sta monopolizzando le conversazioni negli ambienti calcistici internazionali. Il MetLife Stadium di East Rutherford, che ospiterà il match conclusivo del torneo il 19 luglio 2026, si trova al centro di crescenti critiche da parte di giocatori, allenatori e addetti ai lavori che mettono in dubbio l’idoneità del manto erboso per un evento di tale portata.

Il sistema di erba ibrida installato nello stadio da 82.500 posti – tecnologia Desso GrassMaster che combina fibre sintetiche intrecciate con fili d’erba naturale – ha mostrato limiti evidenti durante le partite di calcio disputate negli ultimi anni. Gli incontri della Copa America 2024 giocati al MetLife hanno exposto problemi ricorrenti: la trazione irregolare, il rimbalzo imprevedibile del pallone e una superficie che si deteriora rapidamente quando viene sottoposta a utilizzo intenso. Il giocatore messicano Jorge Sánchez aveva definito il campo “poco professionale” dopo una delle partite del torneo, mentre diversi componenti dello staff tecnico di squadre partecipanti avevano segnalato preoccupazioni ufficiali.

L’ex difensore della Juventus e della Nazionale italiana, Giorgio Chiellini, aveva già manifestato perplessità durante un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport nel 2024: “Ho giocato al MetLife in alcune amichevoli prestagionali. La sensazione sotto i piedi è diversa da quella a cui siamo abituati in Serie A. In partite decisive, con velocità e intensità massime, queste differenze possono fare la differenza tra un controllo perfetto e un errore che cambia la partita”.

Le statistiche relative agli infortuni durante gli eventi calcistici al MetLife confermano parte delle preoccupazioni. Durante la Copa America 2024, tre giocatori hanno subito lesionimuscolari che alcuni sanitari hanno attribuito, almeno parzialmente, alle caratteristiche anomale della superficie. Il dato assume rilievo considerando che la FIFA richiede standard specifici per le competizioni under i propri standard di qualità del manto erboso, definiti nel Regolamento Tecnico degli Stadi.

Il direttore tecnico della FIFA, il francese Arsène Wenger, ha dichiarato in conferenza stampa che l’organo di governo “monitora costantemente l’evoluzione delle condizioni di tutti gli impianti del 2026”, senza però fornire dettagli su interventi correttivi previsti per il MetLife Stadium. Gli organizzatori locali hanno annunciato investimenti per migliorare il sistema di drenaggio e la manutenzione ordinaria, ma esperti del settore contattati dal Corriere dello Sport ritengono che le modifiche strutturali necessarie richiederebbero interventi più profondi.

La storia del MetLife Stadium con il calcio non è nuova. Amichevoli estive di club europei si sono tenute nell’impianto per anni, con la Roma che ha sfidato il Tottenham nel 2019 e il Milan che ha affrontato il Real Madrid nel 2022. In entrambe le occasioni, i giocatori avevano segnalato difficoltà ad adattarsi alla superficie, pur trattandosi di partite non ufficiali con ritmi inferiori a quelli di una competizione mondiale.

Il confronto con gli stadi europei dedicati esclusivamente al calcio, come il Camp Nou, Old Trafford o l’Allianz Arena, evidenzia il gap tecnologico e strutturale. La Serie A ha investito significativamente negli ultimi anni: l’Empoli ha installato un sistema di riscaldamento sotto il prato, il Napoli ha optato per un manto ibrido di ultima generazione, mentre l’Atalanta ha realizzato un impianto con controllo computerizzato dell’illuminazione e dell’irrigazione.

Il sindaco di East Rutherford, Jonathan Duncker, ha difeso la scelta dell’impianto sottolineando l’impegno economico della regione per il torneo: “Il New Jersey ospiterà la finale dei Mondiali con orgoglio. Le migliorie sono in corso e lavoriamo a stretto contatto con FIFA e US Soccer per garantire che ogni dettaglio sia curato”.

Guardando al futuro, la sfida per gli organizzatori del 2026 rimane complessa. La finale del Campionato Mondiale di Calcio rappresenta l’evento sportivo più seguito al pianeta, con oltre 3 miliardi di spettatori stimati per l’ultima edizione. Giocare questo match su una superficie che potrebbe compromettere la qualità tecnica significherebbe tradire le aspettative di un pubblico globale che merita il meglio. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le promesse di miglioramento si tradurranno in fatti concreti o resteranno mere dichiarazioni d’intenti. Il tempo stringe, ma il calcio internazionale non può permettersi una finale disputata su un palcoscenico indegno della sua storia.