Luka Modrić ha appena compiuto 40 anni, ma il centrocampista croato non sembra affatto intenzionato a lasciare la scena internazionale. Il capitano della nazionale croata avrebbe messo nel mirino i Mondiali FIFA del 2026, un torneo che lo vedrebbe tra i giocatori più anziani mai scesi in campo in una competizione iridata. Questa potenziale partecipazione rappresenterebbe una pietra miliare storica non solo per il giocatore, ma per l’intero movimento calcistico europeo.
La Gazzetta dello Sport, attraverso i suoi quotidiani sportivi, ha più volte sottolineato come Modrić incarni un profilo di longevità raramente riscontrabile nel calcio moderno. Il centrocampista del Real Madrid, che ha festeggiato il quarantesimo compleanno il 9 settembre scorso, continua a dimostrare una condizione fisica invidiabile e una qualità tecnica che lo rendono indispensabile per la nazionale croata. Con oltre 170 presenze con la maglia dei Vatreni, Modrić detiene il record di partite giocate per la sua nazionale, un primato che testimonia un impegno costante e una dedizione fuori dal comune.
Il 2026 segnerebbe la sua sesta partecipazione a un Mondiale, un traguardo che nessun giocatore croato ha mai raggiunto in precedenza. Per comprendere la portata di questa impresa, basti pensare che nella storia dei Mondiali solo pochi eletti hanno partecipato a cinque o più edizioni del torneo: il tedesco Lothar Matthäus detiene il record con sei presenze, mentre altri come Gianluigi Buffon si sono avvicinati a questo primato. Modrić, se confermasse la sua partecipazione, si unirebbe a questo esclusivo club di leggende del calcio mondiale.
L’Italia osserva con ammirazione questa parabola straordinaria. Pirlo, Totti, Del Piero: tutti simboli di longevità calcistica nella Serie A, ma nessuno ha mantenuto un ruolo così centrale in nazionale a quest’età. Buffon, che ha sfiorato la partecipazione ai Mondiali 2022 a 44 anni, rappresenta forse il paragone più calzante, ma Modrić sta scrivendo un capitolo diferente. Il croato non è un portiere che può gestire il proprio sforzo fisico, ma un centrocampista che richiede corsa, combattimento e intensità per 90 minuti.
La storia di Modrić è un racconto di resilienza. Nato a Zadar durante la guerra civile jugoslava, crebbe calcando campi di fortuna mentre le bombe cadevano attorno alla sua città. La sua ascesa attraverso le giovanili del Dinamo Zagabria fino ai vertici del calcio europeo rappresenta una delle narrative più commoventi dello sport moderno. Gli scout italiani lo notarono già nel 2008, quando il Tottenham lo prelevò dal Dinamo, ma fu Real Madrid a costruire intorno a lui un’era vincente: cinque Champions League, tre Liga, numerous coppe nazionali. Il Pallone d’Oro conquistato nel 2018 rappresentò il coronamento di una carriera esemplare, interrompendo il duopolio Messi-Cristiano.
In nazionale, Modrić ha guidato la Croazia verso risultati impensabili. La finale del Mondiale 2018 persa contro la Francia rimane il punto più alto, ma anche il terzo posto conquistato in Qatar nel 2022 dimostra come questa generazione dorata non sia ancora esaurita. Contro il Brasile di Neymar, Modrić disputò una partita magnifica, mostrandovisone di campo e leadership che pochi mediani al mondo possono eguagliare.
Il Corriere dello Sport ha recentemente analizzato il possibile impiego tattico di Modrić nella formazione che Zlatko Dalić sta costruendo per il 2026. Con Josip Stanišić e Joško Gvardiol a guidare la difesa, e Mateo Kovačić, Marcelo Brozović e Luka Sucic a supporto in mediana, Modrić potrebbe assumere un ruolo più defilato, orchestrando il gioco dalla sua posizione di regista basso. La sua esperienza sarebbe fondamentale nei momenti di maggiore pressione, specialmente nelle fasi a eliminazione diretta.
I numeri raccontano una storia di costanza impressionante. In carriera, Modrić ha totalizzato oltre 500 presenze in club e 170 in nazionale, con 26 reti per la Croazia. La sua media voti nelle ultime stagioni al Real Madrid rimane elevata, e la sua capacità di recuperare palloni e avviare azioni lo rende ancora un playmaker di primissimo livello. A 40 anni suonati, nessun calciatore del suo calibro ha mai mantenuto un minutaggio così elevato in una delle leghe più competitive del mondo.
La Serie A, storicamente terra di centrocampisti straordinari, ha visto nascere campioni come Rijkaard, Zidane e Pirlo, ma nessuno ha saputo prolungare la propria carriera ai massimi livelli come sta facendo Modrić. Gli osservatori italiani lo paragonano a una Ferrari che non smette di vincere, nonostante il passare degli anni.
Guardando al futuro, la partecipazione di Modrić ai Mondiali del 2026 trascenderebbe il mero risultato sportivo. Sarebbe un messaggio ai giovani calciatori: la dedizione, la professionalità e la passione possono estendere una carriera ben oltre i limiti convenzionali. Per la Croazia, mantenere il proprio capitano in rosa significherebbe preservare un legame con l’era più gloriosa della propria storia calcistica. E per il calcio mondiale, sarebbe l’occasione di salutare una leggenda che ha saputo reinventarsi continuamente, adattandosi ai tempi che cambiano senza mai perdere la propria essenza. Modrić non è solo un calciatore: è un fenomeno di longevità che il calcio non ha ancora imparato a spiegare completamente.