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Il Giappone annuncia la lista finale per i Mondiali, definita ‘scioccante’ dagli analisti

La Federcalcio Giapponese ha tolto il velo sulla rosa definitiva per il Mondiale, e il mondo del calcio è in subbuglio. Mai come questa volta, la selezione degli Samurai Blu ha diviso opinioni, generato polemiche e alimentato dibattiti che dalla Tribune di Tokyo hanno raggiunto le pagine della Gazzetta dello Sport e le rubriche sportive di Sky Sport Italia.

Le sorprese nella lista dei 26 convocati hanno lasciato interdetti gli appassionati di tutto il mondo. Dopo mesi di speculazioni, di amichevoli decisive e di ritiri in vista del torneo, il commissario tecnico Hajime Moriyasu ha optato per scelte che nessuno si attendeva, a cominciare dall’esclusione di elementi considerati pilastri della nazionale negli ultimi cicli eliminatori. Un gesto tecnico, ma anche simbolico: il Giappone vuole voltare pagina, costruire un gruppo nuovo attorno a giocatori più giovani e dinamici, capaci di sostenere l’intensità fisica e tattica che il torneo richiede.

La scelta di puntare su volti nuovi, alcuni dei quali provenienti dalla J-League e poco conosciuti al grande pubblico europeo, rappresenta un rischio calcolato. Storicamente, il Giappone ha sempre mantenuto un equilibrio tra esperienza internazionale e freschezza atletica, ma mai come in questa occasione la bilancia sembra pendere verso il futuro. Nelle ultime tre edizioni dei Mondiali, dal 2014 al 2022, la selezione nipponica ha raggiunto gli ottavi di finale in due occasioni, cadendo rispettivamente contro Belgio e Croazia, dimostrando di poter competere con le grandi potenze del calcio mondiale ma di peccare ancora in fase conclusiva.

L’elemento più discusso riguarda proprio il reparto offensivo. Con soli 11 gol segnati nelle ultime 10 partite di qualificazione, la fase offensiva del Giappone ha mostrato limiti evidenti che lo staff tecnico ha tentato di correggere attraverso convocazioni inattese. La scelta di includere giovani talenti provenienti dalle academy giapponesi e dai campionati asiatici rappresenta una scommessa che potrebbe rivelarsi vincente nel lungo periodo, ma che lascia interrogativi sulla competitività immediata in un girone che, sulla carta, presenta avversari di primo piano.

L’angolazione italiana non può prescindere dal ruolo crescente che i giocatori giapponesi stanno assumendo nel nostro calcio. La Serie A ha visto negli ultimi anni un progressivo avvicinamento di talenti dal Sol Levante, con stazioni significative in club come Sassuolo, Spezia e Cagliari, dove giocatori come Maya Yoshida, Takumi Minamino e altri hanno lasciato il segno. La loro esperienza nel campionato italiano, caratterizzato da intensità difensiva e organizzazione tattica, potrebbe rivelarsi un vantaggio cruciale per la nazionale giapponese, offrendo al gruppo un patrimonio di conoscenze sulle metodologie europee.

Il Corriere dello Sport ha dedicato ampio spazio alla notizia, sottolineando come la scelta di Moriyasu rappresenti un cambio di paradigma nella filosofia calcistica giapponese. Non più la ricerca della perfezione tattica assoluta, ma la valorizzazione di attributi come la velocità, la transizione rapida e la capacità di adattamento alle situazioni di gioco più disparate. Una metamorfosi che ricorda, in scala minore, quella tentata dall’Italia negli anni Novanta con risultati alterni.

I numeri raccontano una storia di progressione costante. Dal debutto ai Mondiali nel 1998 fino ad oggi, il Giappone ha disputato sette edizioni consecutive della rassegna iridata, totalizzando 12 vittorie, 7 pareggi e 15 sconfitte. Una media che posiziona la selezione asiatica tra le compagini di medio-alto livello nel panorama calcistico internazionale, ma ancora lontana dal vertice assoluto. L’obiettivo dichiarato di raggiungere almeno i quarti di finale entro il 2030, anniversario del primo trionfo nipponico in Coppa d’Asia, impone ora passi concreti.

Le prospettive per il torneo sono quindi avvolte in un alone di curiosità e cautela. La rosa sorpresa potrebbe regalare sorprese gradevoli, ma potrebbe anche evidenziare fragilità inaspettate sotto la pressione dei grandi appuntamenti. L’importante sarà osservare come il gruppo risponderà alle prime verifiche ufficiali, come le amichevoli pre-torneo che si disputeranno in Europa nelle prossime settimane, dove Moriyasu avrà modo di testare sul campo le proprie intuizioni.

Il calcio giapponese ha dimostrato negli anni di saper crescere, innovare e sorprendere. Questa nuova generazione di Samurai rappresenta l’ennesimo capitolo di una storia in continua evoluzione, dove tradizione e modernità si intrecciano in un mix affascinante che merita attenzione. Il mondo osserva, l’Italia segue con interesse rinnovato, e il Giappone si prepara a scrivere una nuova pagina della sua straordinaria avventura calcistica.